Confagricoltura Bari

Web tax: possibili nuovi dazi Usa anche per l’agroalimentare made in Italy. Giansanti chiede al governo la sospensione

“Anche il settore agroalimentare potrebbe essere colpito dai dazi aggiuntivi allo studio negli Stati Uniti, come misura di ritorsione contro l’Italia per la tassazione delle grandi imprese digitali in vigore dall’inizio dell’anno”. E’ l’allarme lanciato dal presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, a seguito del recente annuncio fatto dal segretario al Tesoro degli USA sulla possibilità di far partire in tempi brevi una procedura per inasprire le tariffe doganali sulle importazioni in arrivo dall’Italia.

Un’analoga procedura – ricorda Confagricoltura – è già stata avviata contro la Francia con la prevista applicazione di dazi fino al 100% del valore su una lista di prodotti, tra cui champagne e formaggi, esportati sul mercato Usa per un controvalore di 2,4 miliardi di dollari.

“Tenendo conto dei colloqui in corso tra Francia e Stati Uniti, chiediamo al Parlamento e al governo di sospendere l’applicazione della tassazione sulle imprese digitali – ha dichiarato Giansanti – rafforzando il sostegno dell’Italia alle iniziative della Commissione europea per raggiungere, entro la fine dell’anno, un’intesa globale tra i Paesi che aderiscono all’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).

“Un aspetto va sottolineato con forza. Gli eventuali dazi USA per la tassa sulle imprese digitali – ha dichiarato il presidente di Confagricoltura – si aggiungerebbero a quelli già in vigore nell’ambito del contenzioni sugli aiuti pubblici al gruppo Airbus, di cui l’Italia non fa parte. I nostri prodotti rischierebbero di finire fuori mercato, con gravi conseguenze di natura economica e sociale. E i mercati, una volta perduti, sono difficili da riconquistare”.

Confagricoltura ricorda che, da ottobre, sono in vigore dazi aggiuntivi USA pari al 25% del valore su formaggi, agrumi, salumi e liquori importati dall’Italia. Inoltre, i dazi potrebbero essere estesi – e salire fino al 100 per cento – entro la prima metà di febbraio a vini, olio d’oliva e pasta che assicurano un flusso di esportazioni sul mercato statunitense che sfiora i tre miliardi di euro, circa il 70% delle esportazioni complessive annuali del “Made in Italy” agroalimentare.

“Non possiamo accettare di subire le pesanti conseguenze per vicende assolutamente estranee al nostro settore”, ha concluso Giansanti.

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