Confagricoltura Bari

Assemblea di Confagricoltura Bari, il presidente Lacenere: “Psr in ritardo, le colpe dell’ex assessore. Legge sul caporalato da modificare”

Psr e fallimento dell’ex assessore Leo Di Gioia sono stati i due temi principali affrontati dal presidente di Confagricoltura Bari-Bat, Michele Lacenere, durante l’assemblea dei soci che si è svolta oggi pomeriggio, a Bari, e che ha visto anche il rinnovo delle cariche sociali. Il presidente ha toccato altre emergenze: dalla Xylella passando per la legge sul caporalato sino al problema della fauna selvatica.

In prima battuta, Lacenere ha spiegato la posizione di Confagricoltura Bari sul Psr: “A fine 2018 – ha chiarito – abbiamo dato il nostro parere favorevole ad un nuovo bando per la misura 4.1.A che doveva fungere da valvola di sfogo per canalizzare le spese che non fossero state possibili con il bando 2016. Vennero valutate alcune modifiche da apportare al primo bando e, soprattutto, si cercò di rendere quanto più snelle possibili le procedure di istruttoria e concessione degli aiuti. Fu assicurata la massima operatività perché il bando fosse reso operativo in tempi rapidi, in modo da poter assorbire le risorse del precedente qualora questo fosse stato bloccato dall’autorità giudiziaria. Dopo la sentenza del Tar, risalente a marzo 2019, ci fu un cambio di marcia in quanto fu assicurato che il bando “vecchio” era salvo, la Regione aveva brillantemente superato le prove del tribunale amministrativo. In ogni occasione si parlava di concessioni agli aiuti da emettere prima della fine della primavera. Solo a maggio 2019 viene emesso il nuovo bando, destinato ad opere immediatamente cantierabili e a macchine/attrezzi, dotato appena di 35 milioni di euro, che doveva fungere da ridicolo supporto al fiume di spesa del primo. A quella data, oramai, i tempi, necessari allo svolgimento dell’iter burocratico necessario, non avrebbero assolutamente permesso di fare spesa entro il 31 dicembre, condizione indispensabile per evitare il disimpegno. Purtroppo, in aggiunta al resto, nonostante  le reiterate promesse dell’assessore Di Gioia, il vecchio bando non si sbloccava. Come già sapevamo, e come ci è stato confermato dal dottor Limongelli, l’istruttoria delle domande in posizione utile non prosegue anche per carenza di professionalità adeguate. La boutade delle concessioni a luglio era, quindi, uguale a quella del novembre 2017”.

“La posizione che abbiamo più volte espresso – prosegue Lacenere – a partire dal novembre 2017, è che il vecchio bando andasse annullato in autotutela. Più volte abbiamo discusso, con toni accesi, con l’ex assessore, il quale ha sempre difeso posizioni da noi ritenute incongrue e sconsiderate. Oggi, però, non possiamo permetterci di piangere su avvenimenti dimenticati da molti. Abbiamo un problema, che definire grosso è poco: dobbiamo spendere, con cognizione di causa, qualche centinaio di milioni di euro”. Secondo Confagricoltura Bari, “l’unica possibilità che questi soldi possano dare respiro alle aziende consiste in un aumento dell’attenzione e dell’operatività sulle misure che hanno già completato un loro iter specifico di istruttoria: la 4.1.a. vecchio bando, la 6.4 e la 4.2. Le tre misure ci permetterebbero di accumulare buone cifre di anticipazione e, in alcuni casi, di procedere addirittura con gli acconti”. “Il vecchio bando – spiega ancora Lacenere – ha come dotazione finanziaria 120 milioni, con l’aggiunta dei 35 milioni arriva a 155 milioni, ed ha soprattutto molte dds già vagliate in una istruttoria tecnico amministrativa. Se fosse data agli uffici regionali la possibilità di lavorare in tranquillità si potrebbe arrivare ad anticipazioni per 77,5 milioni”. Confagricoltura Bari difende l’operato della Struttura regionale: “Ci rendiamo conto – attacca il presidente Lacenere – che gli artefici del fallimento di tre anni di attività, coloro i quali hanno messo la struttura regionale nell’impossibilità di dare risposte alle nostre attese, sono ben contenti di veder naufragare anche l’ultimo tentativo di salvataggio che, in questi giorni, viene operato con grande coraggio e con grande senso di responsabilità dal professore Nardone e dal dottor Limongelli. Ci rendiamo conto che forte il sapore del “Muoia Sansone con tutti i filistei riempie “Di Gioia” chi non ha avuto la decisione necessaria per governare una barca in tempesta. Ma gli agricoltori, i tecnici, il territorio dal Gargano a Santa Maria di Leuca, deve sapere e comprendere quello che è successo e come è successo per un semplice motivo: evitare che accada di nuovo”.

Su Xylella: “Ha devastato il Salento ed è alle porte della provincia di Bari – prosegue Lacenere – purtroppo sappiamo che sarà difficilissimo bloccare l’avanzata ma dobbiamo mettere in pratica tutte le buone pratiche agricole e accorgimenti che ci vengono consigliati dalla scienza, mettendo a tacere i santoni”.

Sul caporalato: “Gli effetti della legge 199 del 2016 si fanno sentire. Ma sono effetti che non colpiscono solo le aziende dei delinquenti, purtroppo, anzi spesso sono le aziende “normali”, quelle inserite nelle liste di controllo, ad essere ispezionate con principi al limite del vessatorio. Confagricoltrua si è dotata di un codice etico contro lo sfruttamento del lavoro, ma le linee guida dell’applicazione della norma coinvolgono anche aziende colpevoli solo di infrazioni veniali. Chiediamo alla politica di modificare la legge in modo da colpire con forza e determinazione solo i delinquenti”.

Infine, i danni da fauna selvatica: “Oltre ai danni provocati dai cinghiali si aggiungono quelli prodotti dai lupi. Sappiamo benissimo che è specie protetta e che rappresenta una grande risorsa ecologica, ma non possiamo pensare che questa risorsa possa essere pagata e alimentata con i sacrifici degli allevatori che giornalmente subiscono attacchi e danni. La politica intervenga con emanazione di norme serie per il controllo delle specie selvatiche, prevedendo un risarcimento non solo simbolico ma rispettoso del lavoro degli allevatori”.

 

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